Taccuino del 4 febbraio 2014

Oggi, leggendo una biografia di Lucrezia Borgia, riflettevo sul fatto che quel periodo storico confuso di volatili alleanze, intrighi, rovesciamenti di fronte pro domo sua — figlio del particolarismo comunale medievale e della lunga tradizione di trame ai danni dei vari Federico II di Svevia e Enrico VII di Lussemburgo — è a sua volta lontana origine dello spudorato meretricio della politica italiana odierna, passando per le ipocrisie connesse all’ascesa del Fascismo prima, e all’8 settembre poi.
La cronaca di questi giorni saluta il disinvolto (ri)passaggio del quasi estinto Pierferdinando Casini al polo di centrodestra.
Continuo a non credere nel Movimento 5 Stelle, ma mi sembra inaccettabile che in una democrazia venga totalmente ignorata una formazione che esprime il 25% dei consensi dell’elettorato, mentre le altre due formazioni ufficialmente tra di loro antagoniste — Partito Democratico e Forza Italia — prendono accordi più o meno occulti per cambiare la legge elettorale.
La motivazione ufficiale è l’intransigenza del M5S (!), mentre Enrico Letta loda Matteo Renzi dicendo: “Va nella direzione giusta: [con lui] si può lavorare”. Renzi ha discusso il destino politico prossimo della nazione con un condannato in via definitiva in attesa di esecuzione della pena e dell’interdizione dai pubblici uffici.
La mozione di impeachment nei confronti del Presidente della Repubblica Napolitano, presentata dal M5S alcuni giorni fa, pure è stata presa come una semplice nota di folklore. Ma, a leggerne attentamente le motivazioni, con tutta la stima che si può avere per Napolitano viene comunque da pensare che in uno Stato ideale in cui la “democrazia” non sia gestita da lobbies trasversali forse l’impeachment un fondamento lo avrebbe.
Ricordiamo in che periodo convulso e con quali modalità Napolitano venne rieletto: non si può negare che egli abbia successivamente agito più da timone della politica parlamentare che da garante super partes, con alcune irregolarità “concettuali” che non so valutare se possano considerarsi tali anche a livello giudiziario — il tutto effettivamente per mantenere gli equilibri e i privilegi della Casta politica di fronte alla deriva imprevista e incontrollabile di un voto di protesta (quello appunto che ha portato all’affermazione del M5S) di enormi dimensioni.
Il primo atto fu auspicare e favorire questo “governo di larghe intese”, teso sostanzialmente a mantenere uno status quo (anche a costo dell’ufficializzazione dell’inciucio che andava avanti da vent’anni), in attesa della purtroppo prevedibile implosione del M5S.
Io non so cosa faranno le persone indignate come me (e che tuttavia non si riconoscono nel M5S) alle prossime elezioni. È che mi sembra tuttora inevitabile una “resa dei conti” di qualche tipo nella vita politica e sociale: troppo tesa la corda ormai da anni. Cresce la voglia di fare giustizia sommaria, e le sfortunate uscite del M5S di questi giorni, viste da una distanza, potrebbero non essere così diverse dalle proteste che vanno avanti da settimane in Ucraina contro un governo autocratico e antipopolare — solo che lì tifiamo per i ribelli, perché per noi sono “i buoni”.

La vicenda dei Marò in attesa di processo in India ha caratteristiche da operetta. La sagra dell’idiozia: i Marò che per un clamoroso errore sparano su dei pescatori; l’arresto avvenuto a bordo della nave da parte della polizia indiana (in pratica un’invasione di territorio straniero in violazione di precise norme di diritto internazionale — qualcuno sa se il capitano della nave è stato in qualche modo degradato per la sua incompetenza?); la licenza dei Marò in Italia con il prevedibile rifiuto di tornare in India nonostante i patti sottoscritti e le assicurazioni diplomatiche; l’Italia che restituisce i Marò fuggiaschi all’India!!!; la pena di morte per gli accusati che torna ad aleggiare sul processo smentendo le dichiarazioni ufficiali “di scambio” per la riconsegna dei Marò...e oggi l’inviato del governo italiano che chiede l’autorizzazione al rimpatrio degli accusati!
Il ridicolo finisce con l’annullare ogni senso di tragedia.

Taccuino del 16 aprile 2011

A ruota libera ed evidentemente ormai fuori controllo totalmente, il Presidente del Consiglio oggi ha inanellato una serie di memorabili interventi. Parlando ad una convention del PdL a Roma, oltre a denunciare la Magistratura come associazione a delinquere a fini eversivi (e lui se ne intende, avendo fatto parte della Loggia P2 – comunque di questo si occuperanno, spero, le sedi competenti), Berlusconi ha dichiarato:

“Le toghe hanno accusato Craxi di tutto e di più, tutto poi dimostratosi infondato”

Ah sì? Io ero rimasto a sentenze di condanna passate in giudicato, alla fuga da esule/latitante a Hammamet, al revisionismo ultimamente nell’aria che ancora non è riuscito a capovolgere la Storia. Evidentemente il PdL ha in cantiere una nuova legge per depenalizzare retroattivamente i reati dell’ex leader socialista.

“Un Presidente del Consiglio deve essere tutelato e non può essere distratto per delle bazzecole magari accadute 15 anni prima”

Già, perché in realtà – anche se nessuno sembra volersene ricordare – Silvio Berlusconi ha già subito cinque condanne di colpevolezza con sentenza definitiva (più altre due condanne in I grado il cui iter processuale è stato interrotto da sopravvenute nuove norme legislative) per reati dichiarati estinti per prescrizione o intervenuta amnistia: una relativa a 1,23 miliardi di lire di tangenti versate all’On. Bettino Craxi, due relative a falsi in bilancio, una per corruzione giudiziaria, una per falsa testimonianza (indovinate quali governi vararono le norme che hanno modificato le pene e la struttura di taluni reati…).

“[Il processo breve] manda in prescrizione solo lo 0,2% dei processi. Forse, forse accorcerebbe un mio processo”

…questo nel caso la negazione dell’evidenza (la tattica preferita dal nostro Presidente: chi urla più forte in TV impone la realtà) venisse per una volta casualmente smascherata…

Inoltre, in un messaggio all’Associazione Nazionale delle Mamme riunitasi a Padova, Berlusconi sottolinea che oggi i genitori possono scegliere liberamente “quale educazione dare ai loro figli, e sottrarli a quegli insegnanti di sinistra che nella scuola pubblica inculcano ideologie e valori diversi da quelli della famiglia”. In altre parole: sborsate soldi per una sana scuola privata, dove si venga educati a quegli ideali di cui il Re del Bunga-Bunga è evidentemente l’apostolo (vogliamo chiedere per sicurezza a Veronica Lario?).

Taccuino del 31 ottobre 2010

Non c’è niente da fare: sono proprio ignoranti. Hanno cercato di incastrare Fini con un’azione penale, quando semmai il presunto reato poteva riguardare il Codice Civile (di qui la richiesta di archiviazione). Per cercare di salvaguardare la ragazzina marocchina, hanno tirato in ballo Mubarak (tanto Egitto, Marocco, più o meno stanno lì...).
Come insegna Kundera ne “L’immortalità”, non c’è niente come il ridicolo che distrugga la fama di pur valenti uomini agli occhi dei posteri. Pensa se un giorno l’uomo nuovo che voleva svecchiare la politica del Paese venisse trovato stecchito tra le cosce di un’adolescente per eccesso di Viagra...

Taccuino del 6 maggio 2009

E due. A breve distanza da un’altra dichiarazione analoga, l’On. Rutelli ci tiene a sottolineare che il PD non è “la Sinistra”. Commentando, in un’intervista al “Corriere della Sera”, il successo del candidato del PD al Comune di Trento (successo che deve aver colto di sorpresa prima di tutto il PD stesso, ormai assuefatto a disfatte rovinose), Rutelli sottolinea anzi che “quando c’è un’interpretazione sobria e operosa del cattolicesimo politico, gli elettori rispondono con fiducia”.
Questa dichiarazione non ci stupisce: da anni l’On. Rutelli dedica gran parte delle sue onorevoli terga alla gerarchia ecclesiastica. Quello che invece, se non stupisce, certo amareggia è proprio il voler prendere le distanze da una definizione (“la Sinistra”) vista ormai evidentemente solo come un cavallo perdente, se non come un appestato, senza alcun tentativo di identificazione o memoria (perlomeno storica) rispetto ad alcuni valori di cui “la Sinistra” è stata depositaria e che la caratterizzavano rispetto agli altri schieramenti: politica sociale – che so –, solidarietà, progressismo ideologico e culturale…È anche vero, in effetti, che data la latitanza ideologica e l’inconsistenza politica dell’attuale (finta) Sinistra, quegli stessi valori stanno paradossalmente slittando sempre di più verso altre collocazioni politiche…
“Per vincere” dice sempre Rutelli, “puntare su piccole e medie imprese e su temi come la sicurezza”. Eccolo il problema: per vincere. Cosa inventarsi per vincere? Come se non fosse possibile guardarsi semplicemente attorno con lucidità e cercare di capire cosa non va nel mondo di oggi per proporre modelli alternativi. Certo, questo presuppone una capacità di analisi della società, che è uno strumento derivato dal marxismo e da certa sociologia, ormai “fuori moda” e relegati in soffitta a favore di talk-show televisivi e veline; eppure non sarebbe così difficile vedere intorno a sé una crisi economica permanente dovuta al collasso (annunciato) del capitalismo selvaggio, i problemi climatici ambientali ed energetici che nella loro urgenza stanno perfino facendo fare dietrofront a colossi dell’industria statunitense, “accoglienza” e “solidarietà” da reimpostare secondo nuovi parametri dopo l’apertura delle frontiere e i grandi problemi connessi all’immigrazione legale e clandestina, la giustizia non funzionante e continuamente attaccata da chi pensa che sia meglio cambiare una legge piuttosto che sottomettersi a scomode limitazioni etiche, la mancanza di cultura e l’incapacità di affrontare la realtà di gran parte dei giovani sotto i 25 anni…
Meno male che ogni tanto riappare Massimo D’Alema a dare lezioni di etica politica. Proprio lui, che con la famigerata Bicamerale del 1997 sdoganò Berlusconi venendo a patti con quella visione della politica, quasi fosse l’unica possibile al giorno d’oggi. Quello sì fu il capolinea della Sinistra. Probabilmente si trattò di un’abile mossa per vincere. Se ne sono visti i risultati.

Taccuino del 5 novembre 2008

Addio al peggiore Presidente della storia degli Stati Uniti.

Taccuino del 16 agosto 2008

Non è un caso che del romanzo “1984” di George Orwell – mito letterario almeno fino a tutti gli anni ’70 – non si parli praticamente più. Addirittura l’idea terrifica e angosciosa del “Grande Fratello” è ora diventata contrassegno di un programma televisivo di successo. E quanti oggi sanno o ricordano che il titolo di quello show viene appunto dal romanzo di Orwell, pur essendo praticamente rovesciato nella sua valenza simbolica e significativa?
Il fatto è che gran parte delle più scure e pessimistiche previsioni di Orwell si sono avverate. La nostra società oggi è manipolata in una maniera talmente aderente a certe descrizioni del romanzo, che viene da pensare che il romanzo stesso sia stata involontaria fonte di ispirazione per i tecnocrati dagli anni ’80 in poi. E – seguendo le istruzioni del romanzo stesso – si tende quindi a far scomparire quello che potrebbe essere un pericoloso e sovversivo strumento di analisi e critica sociale. Ma non vale la pena di andare oltre: la cosa migliore è che andiate a leggere – o rileggere – il romanzo.
Penso spesso a cosa si potrebbe (utopicamente) fare per imprimere una svolta positiva a questa società “post-umana”. Alcuni interventi macroscopici sono evidenti nella loro urgenza: uno di questi è l’investimento in fonti di energia alternativa. L’energia solare, eolica ecc., oltre al parziale salvataggio ecologico di un ambiente la cui autodistruzione va avanti a ritmi esponenziali, avrebbe un non trascurabile impatto sugli equilibri sociali ed economici, scardinando da un lato gli eccessi di un capitalismo ormai selvaggio e anch’esso autodistruttivo (da quanti anni le Borse sono in perenne crisi? Il motivo è semplicemente che il meccanismo vive ormai di vita propria e non è più veramente controllabile), e dall’altro rimodellando alcuni squilibri politici vissuti ormai al limite dell’isteria (ne avevo già parlato nel taccuino del 18 marzo 2003, e anche il 20 ottobre 2005). Tutto questo è evidente e, credo, incontrovertibile. Il motivo per cui non si procede su questa via è appunto perché il sistema capitalistico è strettamente connesso a una oligarchia tecnocratica – di cui i politici stessi sono a volte solo i prestanome – e solo a questa oligarchia è ormai utile (proprio come in un certo senso aveva predetto Orwell).
Ci sarebbe in realtà un metodo neanche troppo complicato per “scardinare” gli eccessi del capitalismo: l’abolizione della pubblicità. Pensateci. Se non fossimo bombardati da una massa immane di immagini e suoni che reclamizzano qualsiasi cosa, da un lato avremmo più silenzio e possibilità di pensare (ancora l’ombra del Grande Fratello orwelliano), e dall’altra saremmo costretti ad avere a che fare e confrontarci con il Reale, e non solo nel senso della realtà qualitativa dei prodotti.
E allora forse bisognerebbe anche riconsiderare l’idea stessa di “democrazia”, diventata (e questa volta l’immagine viene da un altro profeta, Giorgio Gaber) ormai una “libertà obbligatoria” – andate a riascoltarvi lo spettacolo che aveva questo titolo – in cui l’avere e il poter fare tutto è un’illusione donataci da chi ci manipola. Pensate a tutte le ombre su entrambe le elezioni di George W. Bush, per fare un esempio macroscopico. E, se avete voglia, rileggetevi qui sotto il taccuino dell’11 maggio 2002. Da molto tempo penso che per aver diritto di votare bisognerebbe sostenere un piccolo esame, tipo quello della patente di guida. E in realtà è assurdo che per guidare ci debbano essere dei test preliminari che dimostrino conoscenza delle regole della strada e anche di un po’ di meccanica del motore, e che invece, per eleggere coloro che determineranno il destino politico di una nazione, chiunque – anche chi letteralmente ignora per che cosa si sta recando alle urne – abbia voce in capitolo. Basterebbe un piccolo test – che so? – : dieci domande piuttosto semplici ma che dimostrino che chi vota sa quello che sta facendo (tipo: “Una legge è formulata dal Presidente della Repubblica?”, oppure: “I Ministri del Governo sono designati direttamente dai cittadini?”). E questo naturalmente richiederebbe che chiunque studiasse un po’ di educazione civica, se non la Costituzione. Non male, no?


Taccuino del 25 marzo 2008

Povero Tibet, non gliene frega niente a nessuno: non produce petrolio, né oro, né diamanti. Fin dall’inizio della repressione della rivolta tibetana da parte dei cinesi, tutti si sono affrettati a mettere in chiaro: è comunque inutile boicottare le olimpiadi di Pechino, lo sport è un’altra cosa. Inutile: come se il boicottaggio di Mosca 1980 e Los Angeles 1984 avesse avuto tutt’altro spessore e motivazioni; e quando invece proprio il boicottaggio di queste olimpiadi creerebbe dei problemi reali alla Cina, sia dal punto di vista economico (quale enorme investimento è stato fatto per poter esibire una facciata accettabile al resto del mondo) che sociale (a quel punto sarebbe difficile tacere alla nazione quello che è successo in Tibet).
Ma resta il dato di fatto: i politici di tutto il mondo fanno i pesci in barile (a parte – onore al merito – Nancy Pelosi e Nicolas Sarkozy); i professionisti delle manifestazioni di protesta, pronti a scendere in piazza per qualsiasi peto di un bambino del Medio Oriente, se ne rimangono tranquilli a casa; il Papa – anche lui evidentemente aggiogato alla nuova potenza economica e politica asiatica – si limita a generiche reprimende con particolare riferimento alla situazione dei cristiani in Cina. Per giustificare il suo imbarazzante silenzio iniziale, il suo portavoce aveva chiarito in un primo momento che il Vaticano non si occupa di politica, raccontando così una delle barzellette più esilaranti dell’anno, per quanto involontaria.


La vicenda della vendita di Alitalia è un’ottimo esempio della totale mancanza di idee ed argomenti solidi da parte delle forze politiche in campagna elettorale. L’acquisto di Alitalia da parte di Air France è l’epilogo di una lunga storia iniziata molti mesi fa’, che fin qui non era mai assurta a questione di importanza vitale per le sorti del Paese. Questo perché si tratta in realtà di un problema settoriale e direi marginale: un’azienda da lungo tempo in sfacelo viene venduta per evitare il fallimento, fallimento causato da annosa e cronica mala gestione. C’è stata una regolare gara d’appalto in varie fasi vinta alla fine da Air France.
A chi importa in realtà di Alitalia? Chi viaggia in aereo sa da tempo che si tratta di una compagnia molto meno affidabile di tante altre compagnie di bandiera, chi l’aereo non lo usa potrebbe anche continuare a ignorare il problema vita natural durante. Certo, ci sono gli “esuberi”, come in qualsiasi situazione di ristrutturazione e risanamento di un’azienda, ma si parla di un numero di persone coinvolte che non credo abbia una rilevanza maggiore che in tante altre situazioni analoghe. Eppure i politici vogliono convincerci che con un rigurgito di sciovinismo tutti dovremmo alzare gli scudi per la “nostra” compagnia di bandiera – probabilmente è più facile che cercare di dire cose sensate sulla situazione sociale italiana e sulle emergenze politiche e ambientali.


Taccuino del 30 agosto 2007

Alcuni aforismi da “In margine a un testo implicito” di Nicolás Gómez Dávila (Adelphi, 2001):


“Il borghese consegna il potere per salvare il denaro; poi consegna il denaro per salvare la pelle; e alla fine lo impiccano.”

“Il popolo non si ribella mai al dispotismo ma alla cattiva alimentazione.”

“Quando si smetterà di lottare per il possesso della proprietà privata si lotterà per l’usufrutto della proprietà collettiva.”

“Il popolo non elegge chi lo cura, ma chi lo droga.”

“Chi cerchi di educare e non di sfruttare, si tratti di un popolo o di un bambino, non gli parla facendo la vocina infantile.”

“Demagogia è il vocabolo usato dai democratici quando la democrazia li spaventa.”

“Quando una maggioranza lo sconfigge, il vero democratico non dovrebbe soltanto dichiararsi sconfitto, ma confessare anche che non aveva ragione.”

“Chi denuncia i limiti intellettuali dei politici dimentica che tali limiti sono la causa dei loro successi.”



I miei film preferiti della stagione 2006/2007:

Il grande capo di L. von Trier
Le vite degli altri di F. Henckel von Donnersmarck
The Queen di S. Frears
The Departed di M. Scorsese
Cuori di A. Resnais
Grizzly Man di W. Herzog


“Dio a volte esaudisce i monotoni perché si annoia” (detto Sufi).


Taccuino del 30 aprile 2007

Sarà per nostalgia dei vecchi simboli che da bambino vedevo sui “santini” elettorali, ma faccio voti perché la realtà politica italiana possa ridursi a cinque partiti: i “NeoCon” (Forza Italia+Alleanza Nazionale), la DC (che tutti dicono di non voler ricostituire, allegramente correndo in quella direzione), il Partito Democratico (un altro geniale boomerang inventato da Rutelli), il PSI e una Federazione Comunista. Magari con una belle legge elettorale con sbarramento al 4%.
Forse per la prima volta da vent’anni a ‘sta parte, questi cinque partiti (più la Lega?) rappresenterebbero davvero la situazione socio-politica italiana con fedeltà, senza inutili e ridicole frammentazioni in partitini e gruppuscoli. Poi Mastella lo chiudiamo in un bello zoo come “specie protetta”, anche se dubito che possa riscuotere il successo dell’orsetto Knut.


Taccuino del 21 marzo 2007

QUATTRO PROPOSTE ANTIDEMOCRATICHE PER UNA SANA VITA MUSICALE

1) Secondo me, che pure in questo ambito ci ho lavorato parecchio, bisognerebbe vietare per legge l’esecuzione pubblica di opere di compositori non eseguiti da più di 100 anni. Si eviterebbero così tutte queste “riscoperte” di oscurissimi autori che infestano il mercato concertistico e discografico tutto preso dalla smania dell’inedito (inedito che fa poi la fortuna di altrettanto oscuri esecutori, capaci solo di ottenere finanziamenti regionali per la riesumazione di qualche “ingiustamente dimenticato” musicista del luogo). 100 anni di non esecuzione mi sembrano un limite storicamente giustificato per fare da discrimine tra autori degni di essere ricordati e non: la più celebre delle “riscoperte”, l’esecuzione da parte di Mendelssohn della “Matthäus-Passion” di Bach, avvenne nel 1829, cioè giusto 100 anni dopo la prima esecuzione dell'opera (e Bach non era un autore dimenticato!).
Per fare un esempio di segno opposto: Sigismondo d’India (1580-1629) – autore di musica splendida – per quanto poco conosciuto e ritenuto un autore “minore”, ha sempre potuto contare su estimatori che ne hanno suonato o cantato le composizioni. Non così per tanti maestri di cappella (l’Italia è sempre stata strapiena di cappelle musicali) le cui musiche, dimenticate negli archivi dopo essere state eseguite una o due volte come “musica d'uso”, vengono oggi riesumate ed esibite in tutta la loro bellezza da Nosferatu.

2) “Mi parli di Orazio Tarditi”
“Chi?”
“Ma come, non lo conosce? Fu per 20 anni maestro di cappella del Duomo di Faenza nel Seicento…”
“Professore, mi parli lei di Bob Dylan”
“Come?”
“Bob Dylan, uno dei più grandi cantanti rock del secolo”
“Ma come si permette…?”
“Beh, Dylan è dal 1961 che fa la storia della musica pop: sono più di 45 anni…”

3) D’altra parte, io sarei favorevole alla riapertura di cappelle musicali o comunque centri alle dirette dipendenze di un sovrano o di una figura consimile. Il diritto, da parte del sovrano, di tagliare la testa al musicista inetto rialzerebbe rapidamente il livello medio degli esecutori. Oggi i Conservatori sono pieni di persone che, oltre a non sapere suonare (e questo magari dipende anche dai loro insegnanti), non hanno voglia di studiare, non sono particolarmente interessate alla musica, non hanno la minima idea del concetto di “professionalità”, e insomma sembra che gliel’abbia ordinato il medico di “fare musica”. Lo spauracchio della decapitazione per ordine del sovrano fastidito dalla loro inettitudine – al di là dei possibili e inevitabili arbitrii cui darebbe adito (e comunque benvengano gli umori, abbasso il buonismo a tutti i costi!) – potrebbe essere un buon deterrente per gli ignavi, e un solido parametro per l’aspirante musicista per fare i conti con la profondità della propria “vocazione”.

4) Non si capisce come mai, soprattutto in Italia, praticamente chiunque si intenda di tecnica del canto. Dai sovrintendenti dei teatri – spesso musicofili piazzati al loro posto dal loro partito politico – al pubblico pagante o non pagante di opere e concerti, stanno tutti lì a esprimere giudizi che, piuttosto che limitarsi all’onorevole e poco rischioso “Mi piace/Non mi piace”, si addentrano nello specifico tecnico quasi meglio di un insegnante di canto. “Non appoggia”, “Non sa fare i filati”, “Non gira bene i suoni nel passaggio”… Io non ho mai sentito ad un concerto di un violinista commenti tipo: “La sua quinta posizione è poco precisa”, “Ha il polso della mano destra un po’ rigido”, “I balzati erano troppo pesanti”, tranne – ovviamente – da colleghi del malcapitato violinista in questione. Vogliamo poi discutere, magari durante l’intervallo, della scelta di quelle posizioni inusuali da parte del trombonista per il suo passaggio a solo?
Caro pubblico, fa’ il tuo mestiere, che è già bello difficile e pieno di responsabilità – intendo: acclamare o bocciare un musicista su dati, come dire?, “empirici” – e lascia i termini tecnici a chi sa veramente cosa significhino. A volte, significano anni e anni di studio.


Taccuino del 16 settembre 2006

I miei film preferiti della stagione cinematografica 2005/2006:
L’enfant di J.P. e L. Dardenne
Match Point di W. Allen
Radio America di R. Altman
False verità di A. Egoyan
Non bussare alla mia porta di W. Wenders
Oliver Twist di R. Polanski
Viva Zapatero! di S. Guzzanti


Taccuino del 12 maggio 2006

Sua Santità,
mi scusi se ardisco: ma Lei come si permette di definire le unioni
diverse da quelle matrimoniali come “un amore debole”? Non discuto i
princìpi della Sua religione, discuto i termini che Lei ha usato. Vuole
dire che la splendida convivenza che io e la mia compagna svolgiamo in
armonia da quasi otto anni è “più debole” rispetto a quella di tante
mogli picchiate dai loro mariti, o di tante coppie “separate in casa”
che non si lasciano per via dei figli o anche solo per mere questioni
economiche?
Lei dice anche che le unioni omosessuali non sono amore autentico.
Prima di affrontare così complesse questioni filosofiche e di
principio, La prego: faccia piazza pulita della pedofilia di tanti Suoi
subalterni.


Taccuino del 20 ottobre 2005

La magistratura spagnola ha emesso un mandato di arresto internazionale a carico di tre militari statunitensi implicati nell’uccisione del giornalista José Couso avvenuta nell’aprile 2003 a Bagdad, quando un carro armato americano colpì con una cannonata l’hotel Palestine, dove alloggiava la stampa internazionale.
E di Nicola Calipari qualcuno si ricorda ancora? Non eravamo rimasti alla perizia dell’auto da parte di esperti italiani, che contraddiceva la versione dei fatti fornita dagli americani?

Carlo Azeglio Ciampi, nel suo recente intervento alla FAO, ha detto che solo una società malata può spendere centinaia di miliardi in armamenti mentre milioni di bambini muoiono di fame.
Finalmente qualcuno che ha avuto il coraggio di dire con tanta chiarezza e semplicità questa verità evidente.
Ma il vero problema non sono le guerre e gli armamenti. La malattia della nostra società si chiama capitalismo. A chi giovano i conflitti, e non solo quelli bellici? Giovano a un sistema economico che per produrre plusvalore (e quindi “ricchezza”, anche se solo per alcuni) deve continuamente essere in movimento, non importa da quali situazioni sollecitato. Una pace ideale nel mondo (in tutto il mondo!) farebbe solo collassare l’economia di mercato, che deve servirsi di ogni mezzo possibile (non importa se lecito) per dare ossigeno allo scambio di capitali.
Quando si dice che il capitalismo è il sistema economico che ha dimostrato di funzionare meglio nella storia in quanto apportatore di benessere, si omettono due specificazioni importanti:
a) si parla di benessere in senso puramente materiale
e
b) questo benessere è solo per alcuni, in realtà una percentuale bassissima dell’intera popolazione mondiale.
Quando una potenza occidentale va a portare “libertà”, “benessere” e “economia di mercato” in una nazione del Terzo Mondo, nei fatti va ad appropriarsi o a sfruttare le risorse di quel paese, lasciando agli indigeni una mancanza di organizzazione sociale spesso vicina al caos, avendo magari ribaltato in pochi giorni un sistema sociale secolare, per quanto ai nostri occhi arretrato.
Ovvio che sia così: per giocare al capitalismo bisogna conoscerne le regole da lungo tempo, e avere grandi masse di capitali da muovere. È ciò che la nazione occidentale fa nel momento in cui va a donare “libertà” allo sfortunato paese del Terzo Mondo (cui magari aveva venduto armi fino al giorno prima); ed è ciò che invece lo sfortunato paese non ha i mezzi per fare dopo la sua “liberazione”. Siamo ancora al “fardello dell’uomo bianco” di cui parlava Kipling.


Taccuino dell’11 ottobre 2005

Personaggi pubblici che, senza alcuna dignità, letteralmente “non mollano la poltrona”, nonostante avvisi di garanzia o imputazioni a loro carico.
Partiti che si mettono all’asta al miglior offerente per future coalizioni di governo, ignorando l’elementarità di uno straccio di idea politica da contrabbandare.
C’è il pericolo di non vincere le prossime elezioni? Proviamo a cambiare la legge elettorale.
Pare che la cifra che verrà a mancare alle casse dello Stato per la prevista riduzione dell’ICI sugli immobili di proprietà della Chiesa, equivalga al taglio previsto al Fondo Unico per lo Spettacolo.
I vescovi avvertono che “votare un politico che sostenga l’aborto è peccato” (perfino il linguaggio è da anni ’50!).

In compenso, in alcuni Stati degli U.S.A. è iniziata la battaglia legale per permettere l’insegnamento del Creazionismo nelle scuole, magari soppiantando il Darwinismo. Il Creazionismo, nella sua forma più oltranzista, sostiene - sulla base delle Scritture interpretate letteralmente - che Dio abbia creato tutti gli esseri nella loro forma attuale (andatelo a dire ai dinosauri!). E poi c’è chi ha il coraggio di accusare gli islamici di integralismo...


Taccuino del 12 settembre 2005

I miei film preferiti della stagione 2004/05
(pessima stagione, in ogni caso):

Sarabanda di I. Bergman
The Aviator di M. Scorsese
La terra dell’abbondanza di W. Wenders
Le chiavi di casa di G. Amelio
Gli incredibili di B. Bird


Taccuino del 10 giugno 2005

“Lo so, del mondo e anche del resto
lo so, che tutto va in rovina
ma di mattina
quando la gente dorme
col suo normale malumore
mi può bastare un niente
forse un piccolo bagliore
un’aria già vissuta
un paesaggio o che ne so.

E sto bene io sto bene come uno
quando sogna
non lo so se mi conviene
ma sto bene che vergogna.

Io sto bene proprio ora proprio qui
non è mica colpa mia se mi capita così.

È come un’illogica allegria
di cui non so il motivo
non so che cosa sia.

È come se improvvisamente
mi fossi preso il diritto
di vivere il presente.
Io sto bene...”

(Giorgio Gaber, “L’illogica allegria”)


Confronta questo pensiero di Spinoza (“Ethica”):

“La durata è la continuazione indefinita dell’esistere”

con questo verso di Peter Handke (“Canto alla durata”):

“ecco, la durata è la sensazione di vivere”


L’importanza della memoria. I ritmi forsennati della vita odierna, i mezzi di comunicazione di massa e il trionfo dell’effimero stanno cercando di eliminare - almeno in Occidente - questa formidabile arma etica. Non si tratta solo di ricordare per non ripetere antichi errori: è grazie alla memoria che ci si può orientare e in fin dei conti compiere nuove scelte.
Ecco perché è importante la tradizione (nel senso etimologico di “tramandare”); ecco perché sono importanti i Classici - perché sono anche memoria.


Taccuino del 14 dicembre 2004

Delitti contro l’intelligenza. Questo è l’unico crimine che quasi mi fa invocare la pena di morte (anche senza processo).
Vi ricordate l’on. Craxi che, travolto dagli scandali di Mani Pulite che lo avrebbero portato a fuggire ad Hammamet (come “esule”, mi raccomando, “latitante” è un termine che si riserva ad altri casi, tipo Toni Negri, che esattamente come lui aveva approfittato della propria posizione parlamentare), intervistato in TV da Giuliano Ferrara, alla domanda “Ma lei ha davvero rubato?” rispose “Ma perché avrei dovuto farlo, che bisogno ne avevo?” Questo è un tipico delitto contro l’intelligenza.
E l’On. Buttiglione che qualche anno fa, a “Porta a porta”, per giustificare il fatto che Berlusconi cercasse di fuggire in tutti i modi da un faccia a faccia televisivo preelettorale con Rutelli, giunse a dire (a Rutelli): “Sa cosa credo? Che Berlusconi non voglia prestarsi a un faccia a faccia con lei perché lei non lo merita”. Altro delitto contro l’intelligenza.
In questi giorni assistiamo a una fiera di esempi di delitti contro l’intelligenza.
Pensate a chi ha applaudito i giudici per la sentenza di assoluzione di Berlusconi e il giorno dopo (letteralmente) ha parlato di “giudici politicizzati” e di vittoria degli iniqui per la condanna di Dell’Utri. E via subito con progetti di legge per ribaltare le sentenze e salvare i condannati.
Il Sen. Dell’Utri, d’altro canto, dichiara pubblicamente: “Cosa sarebbe successo, se mi avessero assolto? Si sarebbe finalmente smontato tutto il teorema costruito sulle dichiarazioni dei pentiti” (sì, ma il problema è che non è stato assolto!).
In Cile, per fortuna, assistiamo a un processo che pone rimedio a un delitto contro l’intelligenza. Il Gen. Pinochet, un paio di anni fa, riuscì ad evitare il processo a suo carico dimostrandosi incapace di intendere e volere e in gravissime condizioni fisiche, praticamente paralizzato su una sedia a rotelle. Salvo - pochi giorni dopo - alzarsi platealmente dalla sedia a rotelle per dare il benvenuto a un suo amico appena arrivato all’aeroporto sotto l’occhio di decine di fotografi. Ma a volte - come è capitato anche ad Aznar pochi mesi fa’ - la tracotanza di chi si crede intoccabile e onnipotente viene perseguita. Forse in Italia dovrebbe accadere più spesso.


Taccuino del 26 luglio 2004

“Mi lamentavo di non avere scarpe, e ho incontrato un uomo che non aveva i piedi” (Proverbio cinese)

I miei film preferiti della stagione 2003/04:
Buongiorno, notte di M. Bellocchio
Dogville di L. von Trier
Il ritorno di A. Zvyagintsev
La meglio gioventù di M. T. Giordana
Zatoichi di T. Kitano
Le cinque variazioni di J. Leth e L. von Trier
Le invasioni barbariche di D. Arcand
Master and Commander di P. Weir

“Molti dei miei maestri non mi hanno mai conosciuto, non mi scelsero come discepolo, erano già morti quando ho cominciato, quello che avevano fatto e scritto non era diretto a me. Questo è obiettivamente controllabile, eppure non è vero. Tutta la loro vita e il loro agire fu la compilazione di un enigmatico messaggio indirizzato esclusivamente a me. Io passo la mia vita cercando di decifrare questo messaggio che ha preso dimora nel mio corpo e nella mia anima e li mantiene in vita.” (Eugenio Barba, “La terra di cenere e diamanti”, Il Mulino)


Taccuino del 20 maggio 2004

Con l’O.N.U. invocata a gran voce proprio da chi l’aveva scavalcata un anno fa, inizia il defilarsi della coalizione angloamericana dall’Iraq, con modalità diplomatiche non molto diverse dalla fuga dal Vietnam di trent’anni fa’.
Di armi di distruzione di massa (ricordate? era quella la scusa ufficiale per la guerra) neanche l’ombra. In compenso distruzione tanta, migliaia di morti, l’Iraq nella più totale anarchia.
L’economia statunitense è rimasta stagnante. Bush è l’unico Presidente americano che io ricordi che non sia riuscito a rimettere in moto l’economia neanche con una guerra. In compenso gli scandali delle torture, e l’ombra di qualcosa di non chiaro dietro l’11 settembre. Osama bin Laden vivo e vegeto.
Una cosa buona in tutto questo lungo periodo buio: la disfatta di Aznar. Consolatorio che la cattiva fede, spinta oltre ogni limite, si trasformi in un boomerang.
E l’Iraq? Forse l’unica soluzione da tentare potrebbe essere rimettere su Saddam Hussein. Chi lo applaudiva ha poi applaudito il crollo della sua statua, ora contesta gli Americani, e quindi sarebbe forse pronto ad applaudirlo di nuovo.


Taccuino del 12 agosto 2003

I miei film preferiti della stagione 2002/2003:
Il pianista di R. Polanski
L’uomo del treno di P. Leconte
Gangs of New York di M. Scorsese
Minority Report di S. Spielberg
A proposito di Schmidt di A. Payne
Mia moglie è un’attrice di Y. Attal.

Se vi interessa una mia personale lista dei 94 più grandi Maestri del Cinema, cliccate qui.
Il numero 94 non è casuale: considerando che esistono una ottantina di registi universalmente riconosciuti come Maestri assoluti, ho cercato di affiancarvi un’altra ventina di nomi mediando tra gusto personale, idiosincrasie e oggettiva rilevanza storica dei registi presi in considerazione. Ho cercato di rappresentare nella lista tutte le scuole e correnti cinematografiche più importanti, nonché i diversi generi e anche le diverse aree geografiche di produzione cinematografica. Non sono riuscito, in coscienza, ad arrivare al numero 100. Meglio così: la lista rimane aperta...


Taccuino dell’1 maggio 2003

E allora: dov’erano queste armi di distruzione di massa? (Bisognerà importarle dall’America...)

“Se una faccenda grave interessa molto più il regime di quanto interessi il popolo, e se va male, il regime è vacillante o perduto.
Se invece interessa il popolo, spesso il regime sopravvive alla perdita.
È dunque necessario far credere al popolo che la faccenda lo interessi.” (Paul Valéry)

Il fatalismo, soprattutto quello pessimistico, cela sempre l’ignoranza di quella che i buddhisti chiamano la “legge della causa e dell’effetto”: non si vogliono analizzare le cause e le condizioni che hanno prodotto un determinato evento, per cercare di comprenderlo a fondo e di scongiurare eventualmente il suo ripetersi. Alla fin fine, un non voler mettere in gioco (o in dubbio) se stessi e il proprio comportamento, le proprie responsabilità.

“Quando una nazione ha bisogno di tanto in tanto d’essere ‘salvata’ da un uomo eccezionale o da un avvenimento assai improbabile, tali miracoli dimostrano che è soprattutto da compatire. Ma capita che essa si vanti di averli ottenuti.
È come vantarsi di non essere stati in grado di risolvere un male da sé.
È come abituarsi a trascurare il reale.” (Paul Valéry)


Taccuino del 18 marzo 2003

“Chi può uccidere rende seria ogni commedia” (Paul Valéry)

Cinque buone ragioni per muovere guerra all’Iraq:
1. La guerra in Afghanistan non è bastata a rimettere in moto l’economia americana;
2. Continuare a ostacolare lo sviluppo politico e economico dell’Unione Europea (prima dell’Afghanistan l’Euro stava pericolosamente rafforzandosi sul Dollaro);
3. In caso di guerra, il prezzo del petrolio potrebbe avere un notevole rialzo. Gli U.S.A. sono tra i maggiori produttori di petrolio nel mondo. Il presidente Bush è sostenuto dalla lobby dei grandi petrolieri texani;
4. Dopo l’Afghanistan, avere il controllo di un’altra area strategica in seno all’Islam, che si ostina a resistere all’omologazione americana del mondo;
5. Ribadire che solo gli U.S.A. hanno la maturità per detenere armi di distruzione di massa.

Quiz:
a) L’Iraq continua a sostenere di non possedere armi di distruzione di massa; gli U.S.A. - a dispetto della mancanza di prove inoppugnabili - si dicono sicuri della loro esistenza, e in base a ciò si autoinvestono dell’autorità di muovere guerra all’Iraq;
b) La Corea del Nord dichiara di aver ripreso il proprio programma nucleare; espelle gli ispettori dell’agenzia atomica internazionale; si dice pronta a usare la bomba atomica; effettua test missilistici. Gli U.S.A. dicono: parliamone con calma e cerchiamo una soluzione diplomatica.
Domanda: Che cosa non torna?

Volendo mettere in ginocchio i Paesi Arabi, basterebbe fare grossi investimenti per lo sviluppo di fonti di energia alternative al petrolio, il che sarebbe anche una buona politica dal punto di vista ecologico. Si creerebbe però qualche difficoltà all’attuale sistema industriale e capitalistico (torna al punto 3 delle “Cinque buone ragioni” esposte sopra).

E poi: facciamo finalmente contenta Oriana Fallaci, poverina.


Taccuino dell’11 dicembre 2002

Il fatto che ci sia ancora gente che deride gli esperimenti delle avanguardie storiche, e di quella parte delle avanguardie degli anni Cinquanta e Sessanta il valore delle cui intenzioni (se non dei risultati) è ormai stato acquisito storicamente, non è un indizio di fallimento da parte delle avanguardie: è al contrario la dimostrazione della riuscita dei loro intenti. Le loro opere conservano un valore e una carica artistica che ancora colpisce nel segno dividendo in maniera accesa il pubblico dei fruitori. Quello che è venuto dopo, specie dalla fine degli anni Settanta, era già quasi unicamente “mercato” - non faceva più male a nessuno, ancor meno costringeva a pensare.


“Potresti pensare che l’Estetica è una scienza che ci dice cosa è bello - quasi troppo ridicolo per parlarne. Suppongo che dovrebbe includere anche quale tipo di caffè ha un buon sapore.”
(Ludwig Wittgenstein: “Lezioni e conversazioni”, Adelphi)


“La politica, più di ogni altro settore della società, specie quella occidentale, è in mano ai mediocri, grazie proprio alla democrazia, diventata ormai un’aberrazione dell’idea originale quando si trattava di votare se andare o no in guerra contro Sparta e poi... di andarci davvero, andarci di persona, magari a morire. Oggi, per i più, democrazia vuol dire andare ogni quattro o cinque anni a mettere una croce su un pezzo di carta ed eleggere qualcuno che, proprio perché deve piacere a tanti, ha necessariamente da essere medio, mediocre e banale come sono sempre tutte le maggioranze. Se mai ci fosse una persona eccezionale, qualcuno con delle idee fuori del comune, con un qualche progetto che non fosse quello di imbonire tutti promettendo felicità, quel qualcuno non verrebbe mai eletto. Il voto dei più non lo avrebbe mai.”
(Tiziano Terzani: “Un indovino mi disse”, Longanesi)


A leggere oggi il bellissimo libro di Terzani, “Un indovino mi disse”, vi si scopre anche una analisi molto acuta (si direbbe: profetica) delle contraddizioni latenti nell’occidentalizzazione delle nazioni dell’estremo oriente, contraddizioni che di lì a poco (il libro è stato edito nel 1995) sarebbero deflagrate, dando origine al collasso economico da un lato, ed innescando l’espansione a macchia d’olio del fondamentalismo islamico dall’altro.


In questi ultimi sei mesi ho letto molti libri del Dalai Lama. Mi permetto di consigliare: “L’arte della felicità” (Mondadori), “La via del buddhismo tibetano” (Mondadori) e “I sei stadi della meditazione” (Rizzoli).


Taccuino dell’11 maggio 2002

“...FRATELLANZA - GOVERNO - SOLIDARIETÀ - TOLLERANZA - PACIFISMO - etc! Mai nessun altro tempo fu, come questo, così PARODISTICAMENTE ETICO! e perciò risibilmente AMORALE!” (Carmelo Bene)


Le parole “tolleranza” e “solidarietà” presuppongono una superiorità di chi “tollera” o è “solidale” nei confronti dell’oggetto della propria cura. Questo svela tutta l’ipocrisia celata nell’(ab)uso di quelle parole.


Se Le Pen fosse stato fuori della legge, sarebbe già stato dichiarato fuorilegge molto tempo fa. Se ciò che dice e fa è legale, non si possono improvvisamente - una volta che il 20% dei francesi lo vota - alzare gli scudi e fare chiamate alle armi in difesa della democrazia minacciata. Il problema non è Le Pen: è chi lo vota. Ora che Chirac ha vinto, e in Europa è tornata la tranquillità, tutto ritornerà “normale” come prima, e il problema sarà rimosso o comunque non affrontato in profondità, fino a quando non si rimanifesterà “sorprendentemente”. La finta democrazia: tutti possono esprimersi, ma quando qualcosa non va decidiamo “noi” cos’è democratico.
L’assassinio di Fortuyn. Chi incita all’odio può rimanere vittima dell’odio. La vera democrazia: democrazia della responsabilità - se dico cose sconsiderate non posso poi lamentarmi del gesto di uno sconsiderato.


“L’industria culturale offre prodotti adatti a tutti i gusti purché si sia rinunciato al gusto, largisce ogni forma di vitalità purché si sia abdicato alla vita, ogni forma di attivismo purché si sia sacrificata l’attività (...). Si entra nell’industria culturale per avere ogni possibile apparenza, basta rinunziare ad ogni sostanza, alla nozione di reale e falso (che diventa con la tecnica della riproduzione esatta sempre più ardua da mantenere)”.
(E. Zolla, Volgarità e Dolore, Milano, Bompiani, 1966: pp. 11-2)


Taccuino del 7 febbraio 2002

Il caso Vanna Marchi. Forse bisognerebbe pensare anche che chi arriva
a regalare centinaia di milioni a gente come Vanna Marchi
ha trovato quel che cercava.
Vanna Marchi approfitta dell’ignoranza altrui. Ma ce ne vuole, di ignoranza,
per essere tanto ciechi e autolesionisti. La televisione acceca lo spirito,
o i poveri di spirito. Infatti, anche la politica oramai è fatta di televendite,
e se ne vedono i risultati.



Il Papa chiama all’obiezione di coscienza medici e psicologi riguardo all’aborto.
Come ingerenza di un capo di Stato negli affari di uno Stato straniero,
è perfettamente paragonabile a un eventuale invito ai vescovi,
da parte del Presidente della Repubblica Italiana, alla disobbedienza
nei confronti di un Papa malato di Parkinson.



Dopo che Nanni Moretti ha dichiarato che il Re è nudo, l’On. Massimo D’Alema,
su “La Repubblica” del 4 febbraio, scrive testualmente:
“Anch’io ricordo quella sera e quel confronto con Silvio Berlusconi.
L’opinione generale fu che il capo di Forza Italia ne uscì battuto (...).
A distanza di tempo resto convinto che quella sera a prevalere
furono i toni e i contenuti. Quelli scelti da noi. (...) E il risultato,
se i conti si fanno coi voti, si vide. Quelle elezioni le vincemmo.”
Eh no, caro D’Alema: anch’io ricordo perfettamente quella sera
e i giorni successivi, e a me pare proprio che l’opinione comune -
di stampa, lettori e teleascoltatori - riguardo a quel confronto,
fosse che chi ne era uscito con le ossa rotte era Lei.
Chi avrebbe potuto sostenere il contrario?
(Altrimenti perché sarebbe nata la celebre scena di “Aprile” di Nanni Moretti?)
E se poi “vincere le elezioni” significa che al governo ci andò Berlusconi,
beh, allora ha proprio ragione Moretti nel sostenere che i leader
della cosiddetta sinistra sono incapaci di autocritiche e confronti.



“Adorno, interrogato su quel che dovesse intendersi per volgarità, rispose:
Essere dalla parte della propria degradazione”
(E. Zolla, “Volgarità e Dolore”, Milano, Bompiani, 1966: p. 12)



Taccuino del 15 novembre 2001

“Quando gli uomini superiori sentono parlare della regola,
diligentemente e abilmente la mettono in pratica.
Quando gli uomini medi sentono parlare della regola,
essa è vaga e incerta.
Quando gli uomini inferiori sentono parlare della regola,
ridono.
Se non ne ridessero,
non varrebbe la pena di prenderla come regola.”
(De Dao Jing)



Dodici libri che porterei con me su un’astronave diretta verso l’infinito:
I Ching
Odissea di Omero.
Il cantico dei cantici
La divina commedia di Dante.
Amleto di William Shakespeare.
Tonio Kroeger di Thomas Mann.
Ulisse di James Joyce.
Il libro dell’Inquietudine di Fernando Pessoa.
Tractatus Logico-Philosophicus e Ricerche filosofiche
di Ludwig Wittgenstein.
Lolita di Vladimir Nabokov.
La sgualdrina della costa normanna di Marguerite Duras.



“Io non evolvo, viaggio” (Fernando Pessoa)



Quando leggo o ascolto, riferite a qualche artista, frasi del tipo:
“...sempre più alienato (o lontano) dal proprio pubblico”,
non posso che provare curiosità e simpatia per la persona di cui si parla,
che spesso prosegue (e persegue) il suo cammino creativo
infischiandosene (a ragione) dei cliché e delle ripetizioni
cui “il suo pubblico” vorrebbe condannarlo.


“Ognuno vada dove vuole andare
Ognuno invecchi come gli pare
Ma non raccontare a me
Cos’è la libertà” (Francesco Guccini)


Taccuino del 22 aprile 2001

“Quando la vita diventa difficile da sopportare, si pensa a un mutamento
della situazione. Ma il mutamento più importante ed efficace, quello
del nostro comportamento, neanche ci viene in mente, e non ci è facile
affatto decidere di attuarlo”
(L. Wittgenstein, “Pensieri diversi”, Milano, Adelphi, 1980)



La mia cineteca ideale:

The cameraman di E. Sedgwick (1928).
Un chien andalou di L. Buñuel (1929).
City lights (“Luci della città”) di C. Chaplin (1931).
Les enfants du paradis di M. Carné (1943/5).
The big sleep (“Il grande sonno”) di H. Hawks (1946).
Smultronstället (“Il posto delle fragole”) di I. Bergman (1957).
L’année dernière à Marienbad (“L’anno scorso a Marienbad”)
di A. Resnais (1961).
2001: a space Odissey (“2001: Odissea nello spazio”)
di S. Kubrick (1968).
Morte a Venezia di L. Visconti (1971).
Ultimo tango a Parigi di B. Bertolucci (1972).
Pat Garrett & Billy the Kid di S. Peckinpah (1973).
Barry Lyndon di S. Kubrick (1975).
The Rocky Horror Picture show di J. Sharman (1975).
Annie Hall (“Io & Annie”) di W. Allen (1977).
Apocalypse now di F. F. Coppola (1979).
Love streams di J. Cassavetes (1984).
Der Himmel über Berlin (“Il cielo sopra Berlino”) di W. Wenders (1987).
Une historie de vent (“Io e il vento”) di J. Ivens (1988).
Morte di un matematico napoletano di M. Martone (1992).
The Truman show di P. Weir (1998).



Nella scrittura cinese antica, “la felicità” è espressa da due ideogrammi
che rappresentano un altare e due mani che elevano un calice.
Questo per significare che la felicità è in sé manifestazione
della gratitudine per quanto ci viene concesso.